Strob nasce dal recupero di un paesaggio storico: la coltivazione promiscua, in cui viti e alberi da frutto crescevano insieme nello stesso campo, diffusa nelle nostre campagne fino all’inizio del Novecento. Oggi ne restano cinque filari, distanti quindici metri l’uno dall’altro, che abbiamo ristrutturato in collaborazione con la prof.ssa Viviana Ferrario, docente di storia del paesaggio dello IUAV di Venezia. Il nome viene proprio da lei: Strob sta per “struttura obsoleta”, un termine da lei coniato per descrivere questi sistemi agricoli del passato.
Il vino è un uvaggio misto di Molinara, Corvina, Rondinella e Barbera e altre varietà. Il suo valore va oltre il bicchiere: è la storia di un paesaggio che torna a vivere, un frammento attivo di cultura agricola che continua a produrre.
Tra i filari, gli alberi da frutto sono strutture vive tanto quanto le viti. Da qui provengono anche la confettura di ciliegie, la confettura di fichi, le mostarde e la farina, tutti trasformati e proposti come prodotti della Rugolana.







